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11 aprile 2014

Auditorium del Museo Etnografico

Concerto in memoria del prof. Sulas in occasione della consegna delle borse di studio dell’anno 2013-’14.

Testo introduttivo di Giacomo Mannironi

Buonasera e benvenuti.

Soltanto alcune parole per presentarvi le ragioni della serata di oggi, gli scopi della fondazione che l’ha organizzata, ma soprattutto la storia dell’uomo che ha voluto tutto questo, Giovanni Antonio Sulas. Alcune delle persone presenti lo conoscevano di persona, e già sanno chi era, e magari anche che cosa aveva fatto nella sua vita. Però è possibile che altre, e in particolare le giovani e i giovani qui presenti, non abbiano avuto modo di conoscerlo, o di sapere chi fosse. A loro, soprattutto a loro, è rivolto questo racconto. Che sarà sobrio, e breve, per rispetto a Sulas, che di certo non amava le celebrazioni e i “grandi eventi”, specie quelli che dovessero riguardarlo.

Chi era Giovanni Antonio Sulas? Quasi tutti a Nuoro lo chiamavano il professore, perché molti lo avevano avuto come docente di educazione artistica alle scuole medie. Beh, diciamo che questa attività, che portò avanti per tanti e tanti anni della sua vita, è certamente quella per cui era più conosciuto a Nuoro. Eppure la storia di questo professore, vissuto quasi sempre qui in città, è stranamente e meravigliosamente internazionale, e a tratti romanzesca. Nella sua vita si incontrano cinema, televisione, il New Yorker e l’Harper Bazar, e perfino un principe straniero.

Giovanni Antonio Sulas era nato a Nuoro nel 1911. Rimasto orfano in tenera età, era stato cresciuto insieme alla sorella Mariangela dalla nonna materna. Nonostante gli scarsi mezzi a disposizione, grazie al precoce talento che aveva dimostrato, Sulas riuscì a conseguire la licenza di Belle Arti in un istituto artistico di Roma. Tornato a Nuoro, aveva iniziato quasi subito a insegnare alla scuola media.

Aveva anche cominciato molto presto a dipingere, entrando in contatto con altri artisti sardi. Ad esempio, ricordava spesso i periodi estivi a Oliena in compagnia di Giuseppe Biasi, già artista rinomato, passati a dipingere insieme, cercando volti, costumi, e visioni genuine.

L’interesse di Sulas per l’arte però non si esaurisce nella pittura. A partite almeno dalla fine degli anni Quaranta, rivolge la sua attenzione all’artigianato. Sulas inizia a entrare in contatto con gli artigiani e le artigiane in Barbagia e nel resto dell’Isola. Non si limita a osservare o a utilizzare quello che fanno.

Quasi subito si mette a disegnare nuove forme per i loro prodotti. Con metodo straordinario riscopre e recupera le forme e i contenuti della tradizione e, a partire da quelli, ne inventa di nuovi.

Nel 1949-50, grazie a questa abilità, diventa consulente del regista Augusto Genina, arrivato in Barbagia per girare il film L’edera, tratto dal romanzo di Grazia Deledda. Per il film cura le ambientazioni degli interni, gli arredi, gli attrezzi e i costumi indossati dagli attori. Ricoprirà poi un ruolo simile per lo sceneggiato televisivo Canne al vento, girato dalla RAI sempre in Barbagia alla fine degli anni Cinquanta.

Nel 1960 diventa consulente dell’Organizzazione economica europea, OECE. È l’agenzia che, al termine della seconda guerra mondiale, si occupa di distribuire i fondi del Piano Marshall. Qui nell’Isola l’organizzazione fece partire il “Progetto Sardegna”, volto a promuovere lo sviluppo locale attraverso la promozione delle produzioni esistenti. Sulas è il consulente artistico per la moda, lo sviluppo dei prodotti, la creazione di nuovi disegni, e segue la produzione dei centri di tessitura di Borore, Sedilo, Busachi, Samugheo, Oliena, Santo Lussurgiu e Flussio.

Qui arriviamo, senza accorgercene, a New York. Le tomaie disegnate da Sulas, fatte a mano dalle artigiane di Oliena, entrano nell’orbita della moda internazionale: uno dei committenti per esempio è Salvatore Ferragamo in Italia. Ma è soprattutto negli Stati Uniti che questi prodotti vengono richiesti: la catena americana di negozi Gimbel Brothers è uno dei clienti. Ma ci sono la Joseph Antel di Boston e la Herbert Levine di New York. Quest’ultima appartiene all’olimpo della produzione delle scarpe di lusso in America ed è famosa, tra l’altro, per il suo design innovativo (di solito firmato dalla fondatrice Beth Levine). Le tomaie fatte a Oliena finiscono pure sulle riviste patinate come il New Yorker e l’Harper Bazar, in pubblicità disegnate dal grandissimo illustratore Saul Steinberg.

Nel 1961, sempre a Oliena, Giovanni Antonio Sulas viene chiamato da Giuseppe Palimodde a trasformare un piccolo locale vicino alle sorgenti di Su Gologone in un ristorante. Sulas ha un ruolo determinante nella collocazione degli spazi, nella scelta degli arredi e dei materiali, negli accostamenti cromatici usati nello sviluppo di Su Gologone sin dalle sue origini. L’approccio usato è ancora quello che abbiamo visto in precedenza: reinventare uno stile a partire dalle forme e dagli stili della tradizione esistente, e a stretto contatto con le artigiane e gli artigiani locali.

Siamo arrivati al principe straniero. Nel 1963 viene chiamato dai collaboratori del Principe Karim Aga Khan per collaborare all’arredamento degli hotel e delle ville del nascente consorzio Costa Smeralda. Sulas collabora con gli architetti che lavorano per il Principe, soprattutto Michele Busiri Vici, Luigi Vietti, e il francese Jacques Cuelle (estroso inventore delle “case paesaggio”, amico di Picasso e Dalì).

Lo stile progettuale che usa è innovativo e inconfondibile: ai manufatti di altissima qualità fatti da artigiane e artigiani guidati con attenzione, associa pezzi di antiquariato europeo. A proposito dell’artigianato locale, Sulas raccontava di aver spesso discusso accanitamente, e alla fine vinto, con alcuni collaboratori del principe Aga Khan che avrebbero voluto spostare le produzioni dei manufatti fuori dalla Sardegna. È una resistenza che porta i suoi frutti in termini di lavoro per tante artigiane e artigiani sardi: lavorano per questo progetto tessitrici e ricamatrici, falegnami e tornitori da Samugheo a Oliena, da Nuoro a Flussio.

Sulas ha continuato per buona parte della sua vita ad arredare e a disegnare nuovi pezzi per altre case e altri committenti, accompagnando queste attività all’insegnamento e, naturalmente, alla pittura. Era rimasto in contatto con tantissimi artisti in Sardegna e fuori, oltre naturalmente alle artigiane e artigiani, antiquari e architetti.

Quello che rimane, ed è il compito più difficile, è cercare di descrivere la parte umana, non strettamente professionale di Giovanni Antonio Sulas. Eppure è necessario, perché è la ragione fondamentale per cui siamo qui oggi. Nato nel 1911 e vissuto quasi sempre a Nuoro, Sulas conosceva questa città e i suoi abitanti come pochi. Chi lo conosceva si ricorda probabilmente i pomeriggi d’inverno passati a sentire i suoi racconti della vecchia Nuoro, nello studio di via Angioj, e più tardi a casa sua in via Sulis, davanti al caminetto e a un bicchiere di rosato. È sempre un po’ strano quando senti descrivere persone e fatti che hai letto soltanto sul Giorno del Giudizio, dalla voce di qualcuno che li ha vissuti e conosciuti in prima persona. E Sulas era non solo un raccontatore straordinario, ma anche una persona che amava trasmettere le proprie conoscenze, e il proprio gusto agli altri, e specialmente ai giovani.

Ed eccola la ragione di stasera. I giovani. Sulas ne parlava spesso, e ci parlava spesso. Per molti – e non soltanto per chi ha poi intrapreso una carriera artistica – è stato una guida, un maestro di stile. Non immaginatevi un maestro per forza buono e accondiscendente. Era esigente, e sapeva anche fare il contropelo, se non era d’accordo con certe scelte, idee e comportamenti.

Da buon maestro (o professore) amava coltivare il talento negli altri. Sicuramente faceva anche parte della propria esperienza personale nonostante tutto (C’è un’espressione inglese che riassume molto bene la sua vicenda, ed è against all odds, che significa all’incirca sfidando ogni probabilità, o contro ogni probabilità. Orfano e povero, nato a Nuoro, era riuscito a fare quello che sognava, e a coltivare il proprio talento, a mandare le proprie cose a New York e in Costa Smeralda.

Giovanni Antonio Sulas credeva fermamente che con il talento e la determinazione si potessero raggiungere grandi risultati. E una cosa che lo faceva arrabbiare, più di altre, era vedere le persone sprecare il proprio dono, o vederlo soffocare per mancanza di volontà, o di mezzi. Spesso interveniva personalmente, con un aiuto concreto, per permettere a qualche giovane talento di perseguire i propri sogni e la propria vocazione, che non sarebbe riuscita o riuscito a compiere altrimenti. Against all odds.

Negli ultimi anni della sua lunga vita, cercò di escogitare un modo di continuare questa attività di mentore e di supporto al talento. Sono sicuro che volesse legare il proprio ricordo non a una via, o a una celebrazione particolare – si arrabbiava sempre quando gli si accennavano cose del genere – quanto piuttosto a un aiuto concreto, dato a che avesse bisogno di far crescere le proprie capacità.

È da questa volontà che nasce la Fondazione Giovanni Antonio Sulas Onlus. La Fondazione è attiva nel campo dell’istruzione, della formazione, della ricerca scientifica, della promozione di cultura e arte. In particolare le attività si concentrano sul supporto a favore di giovani residenti nella Provincia di Nuoro, che versano in condizioni svantaggiate. L’attività principale della Fondazione, che è giovanissima essendo stata istituita nel 2011, finora si è svolta attraverso le borse di studio. L’anno scorso sono state assegnate delle borse a giovani studentesse e studenti dell’Istituto d’Arte di Nuoro dell’ultimo anno, come supporto e aiuto per proseguire il loro percorso di formazione superiore.

Quest’anno, il premio va a supporto, tra gli altri, a due studenti che  sentiremo esibirsi sul palco, visto che hanno gentilmente prestato le loro mani – e il loro talento – questa sera.

A loro fa il più sincero in bocca al lupo, e gli auguri di proseguire nel migliore dei modi la loro carriera, e ancor più importante, la loro vita. È anche il modo migliore di ricordare Giovanni Antonio Sulas. Purtroppo non ci sarà più per sgridarvi di persona nei momenti in vi scoraggiate, o avete paura. Ma la sua vita e quello che ha fatto sono là a dimostrarvi che con la determinazione e il coraggio, anche i sogni più lontani e impossibili, inclusi Principi stranieri e riviste patinate di New York sono possibili, anche against all odds, contro tutte le probabilità.